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Artisti e Letterati
Di San Giacomo di Cerzeto, nacque il 1820. Intimo amico di Gerolamo De Rada, con il quale
divenne compare, e di Francesco Antonio Santori che, in qualità di amministratore comunale,
volle come prete a San Giacomo.
Lo Stamile fu uno degli intellettuali più freschi dell'epoca, capace di sostenere le cause politiche
in difesa dei più deboli e per il miglioramento delle condizioni economiche della sua gente.
Attivo sotto il profilo letterario, ebbe una grande corrispondenza con la contessa austriaca.
Per le sue idee liberali e riformatrici, fu arrestato nel 1848. La sua avventura politica ispirò l'opera
del Santori <Il prigioniero politico> ed una lunga lettera del De Rada dove si esprimeva un
parere sulla condizione politica del regno. Pubblicò anche un foglio letterario che ebbe una
diffusione locale e di cui oggi non si ha più traccia, così come tutta la sua opera.
Nacque a San Giacomo di Cerzeto il 16 luglio del 1933, da Giuseppe e Maria Elvira Sarro.
Dopo la scuola elementare ha abbandonato gli studi per frequentare la
bottega di falegname del padre. All'età di 17 anni, aiutato dal prete del paese, don Edmondo
Stabene, riprende gli studi e nel 1957 consegue la maturità magistrale. Nel 1960, assieme
all'amico d'infanzia Carmelo Candreva, fonda il Centro di Cultura Popolare, combattè contro
l'analfabetismo. Nel 1964 vince il concorso magistrale e incomincia ad insegnare nelle scuole
elementari. L'amore per la propria cultura lo ha spinto a inserire, tra le materie d'insegnamento,
anche la cultura e la lingua albanese. Nel 1971 ha raccolto dalla voce popolare e,
successivamente pubblicato, l'opera <Kenga e Gjergjit> (Il Canto di San Giorgio),
attribuito al Variboba. Assieme al compagno Carmelo Candreva, ha pubblicato l'opera:
<Sperimentazione didattica in ambiente bilingue arbëresh>, frutto di anni di lavoro nella scuola
elementare di San Giacomo.
Nel 1985 ha curato la traslitterazione e l'analisi critica dell'opera di Francesco Antonio Santori
<I tre romanzetti: Coluccio e Serafina; Filaredo, Rosaria e Emilia; Miloscini, Virginia, Guido e il
Ladrone>, assieme ai colleghi Italo Costante Fortino e Ernesto Tocci.
Ha collaborato con l'A.I.A.D.I. (Associazione Insegnanti Albanesi in Italia) per la realizzazione
del Volume Alfabetizzazione Arbëreshë.
Nacque a Santa Caterina Albanese nel 1819 e morì a san Giacomo di Cerzeto nel 1894. Di
famiglia poverissima, fu spinto a prendere i voti monastici abbandonando il nome di battesimo
Paolo, per prendere quello di Francesco nell'ordine dei francescani. Attento studioso degli
uomini e degli eventi del suo tempo, fonte di ispirazione delle sue maggiori opere letterarie.
Costruì alcuni oggetti di uso comune (come la spoletta del telaio e un arcolaio a canne
multiple), che andava vendendo tra le famiglie arbëresh, spingendosi fino a Spezzano Albanese e
a San Demetrio Corone.
Il vescovo di San Marco Argentano, gli affidò la parrocchia di San Giacomo di Cerzeto, dove
visse per il resto della sua vita. Qui compose la maggior parte delle sue opere, rimaste quasi tutte
inedite per le sue disastrate condizioni economiche, tranne quelle apparse sul <Flamuri i
Arbrit> (del De Rada). Egli traeva ispirazione direttamente dal popolo, fu un artista di grande
spicco per la letteratura arbëreshe ed ebbe una produzione poliedrica. Inventore di un proprio
alfabeto, scrisse le sue opere in lingua albanese e fu stimato dalla critica come padre delle nuove
correnti naturalistiche-romantiche. A lui si deve il primo romanzo in lingua albanese ed il
primo dramma.
Le sue opere sono: <L'Emira>, dramma; <Il Canzoniere albanese>, raccolta di canti popolari;
<Alessio Dukagjino> melodramma; <Kolluqi e Serafina>, romanzo in lirica; <Fillaredhi, Zarja e
Millja>, romanzo in lirica; <Milloshini, Virgjnia e Kusari>, romanzo in lirica; <Il prigioniero
politico>, saggio-storico;<Valles e hares e madhe>, romanzo; <Familia Pushteriote>, novella
drammatica.
Di Cavallerizzo di Cerzeto, nacque il 29 agosto 1844 da nobile e ricca famiglia. Avviato fin da
giovanissimo agli studi classici è noto come un grande scrittore. Allievo di Vincenzo Padula, tra il
1861 e il 1862 fu anche allievo di Alfonso Marchianò. Successivamente si trasferì a Cosenza per
frequentarvi la scuola di chimica e fisica retta dal professor Benedetto Vitelli e l'anno dopo, andò
a Napoli a frequentarvi la facoltà di medicina e chirurgia, conseguendo la laurea a pieni voti.
Avviato ad una splendida carriera nella città partenopea, preferì tornare nel proprio villaggio,
occupandosi prevalentemente della cura dei più bisognosi e richiesto dalle famiglie più ricche
del circondario. D'indole riservata, era stato educato agli ideali progressisti dal padre, dai fratelli
maggiori e dagli zii sicchè, nel 1860, partecipò ai moti rivoluzionari per l'Unità d'Italia e si distinse
tra le camicie rosse di Garibaldi. Per questa sua educazione portò numerose battaglie affinchè le
contrade montane della provincia di Cosenza avessero dignità e parità con le altre d'Italia ed
accusava apertamente la monarchia sabauda di aver abbandonato il meridione d'Italia al proprio
miserevole destino. Repubblicano convinto fondò, assieme a Silvio Mayerà di Cerzeto, un
cenobio intellettuale di ispirazione massonica affinchè gli ideali della libertà e dell'uguaglianza
tra gli uomini fossero di pubblico dominio.
Ammalatosi improvvisamente di tumore, dopo alcuni mesi di sofferenza morì a Cavallerizzo
nella sera dell'8 dicembre 1892.
Nacque a Cerzeto da nobile famiglia. Avviato agli studi legali a Napoli, la cagionevole salute gli
impedì di proseguire. Si ritirò a Cerzeto, dove fu un attento raccoglitore delle tradizioni popolari
e traduttore in albanese delle maggiori opere del romanticismo italiano. A lui, infatti, si deve sia
un'antologia di canti, fiabe e detti popolari, sia la traduzione in albanese dei <Sepolcri> di Ugo
Foscolo.
Nel carteggio epistolare con il De Rada, si apprende che stava portando a termine la traduzione
di alcune opere di Byron, una raccolta completa di canti popolari di Cerzeto, la trascrizione della
leggenda popolare <Costantino il Piccolo> nella versione di Cerzeto, nonchè di aver terminato
due poemetti in lingua albanese, il primo dal titolo <Vash shkon për lule pasi bie dielli> (La
ragazza che raccoglie i fiori dopo il tramonto), e <Haj buk Skanderbeku> (Il pranzo di
Skanderbeg). Molto importante è il canto popolare <Oj e bukura More> (Mia bella Morea),
divenuto l'inno di tutti gli albanesi d'Italia.
Di tutta la sua produzione si è persa ogni traccia ed oggi restano solo riferimenti bibliografici
riportati, per la maggior parte, dal De Rada.
Impegnato politicamente a favore del popolo, ridotto alla miseria dal governo borbonico, fu un
giovane attivista anarchico, morì il 31 dicembre del 1842, lasciando un grande vuoto. Di lui fece
uno splendido necrologio Gerolamo De Rada, il quale, sulla rivista ottocentesca cosentina <Il
Calabrese>, annunciò la sua morte.
Nata a Cavallerizzo, frazione di Cerzeto, il 18 marzo 1931, è unanimamente riconosciuta come
una delle massime firme nella tessitura artistica Arbëreshe. Appassionata fin da piccola per
questa forma di arte popolare, ha saputo recuperare tra le anziane donne della sua comunità tutti
i segreti della colorazione vegetale, dei filati "poveri" e dei disegni risalenti, per la maggior parte,
al XV secolo.
Con la sua arte ha vinto innumerevoli premi sia in Italia che all'estero.
Ha ottenuto riconoscimenti ed attestati anche dai Presidenti della Repubblica Gronchi e
Saragat. Invitata ad esporre in moltissime manifestazioni, ha anche insegnato le tecniche della
tessitura arbëreshe in moltissime scuole professionali della Provincia di Cosenza.
Conosciuto con lo pseudonomo di Richelmo da Cerzeto è nato a Cerzeto nel 1895 da famiglia
agiata. Dopo aver frequentato le scuole primarie nel proprio paese si trasferì ad Assisi presso un
collegio retto da frati francescani. Qui compì gli studi superiori, conseguendo il diploma di
geometra. Agli studi tecnici affiancò sempre quelli per i classici della letteratura dilettandosi, fin da
giovane, nella composizione letteraria e nella pittura.
Durante la I Guerra Mondiale, appena conseguito il diploma di geometra, fu chiamato
nell'esercito dove ricevette il grado di tenente e dove si distinse in molte operazioni rischiose sul
Carso. Alla fine di questo triste periodo decise di rimanere nell'esercito e fu trasferito a Torino
dove ricoprì incarichi sia come ufficiale istruttore, sia come tecnico tipografo. Nella capitale
sabauda conobbe la giovane e bella Scaccheri che, poco tempo dopo, divenne sua moglie. Allo
scoppio della II Guerra Mondiale fu mandato sul fronte africano, da qui in Grecia e, infine, in
Russia. Alla fine del conflitto raggiunse i fratelli emigrati in Argentina. Qui si dedicò per molti
anni alla produzione letteraria (importante è l'opera "La Calabria") ed alla pittura, ottenendo
vasti consensi di critica e di pubblico. Fissò la sua residenza a Buenos Aires, dove risiedevano i
suoi parenti e molti compaesani, e successivamente si trasferì nella città di Mendoza.
Vinto dalla malinconia, nel 1967 decise di ritornare a Cerzeto per trascorrervi, come lui stesso
solitamente diceva, gli ultimi anni di vita in piena serenità. Qui continuò la sua produzione
artistica che lo fece affermare come pittore naturalista.
Il 27 febbraio 1977, cessava di vivere. Per suo volere la salma fu portata al cimitero di
Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, accanto alla tomba della moglie.
L'opera artistica di Richelmo da Cerzeto ha avuto unanime giudizio di critica, sia in Italia che
all'estero. La sua arte, legata al naturalismo, è impregnata di una dolorosa nostalgia per i luoghi
dei suoi soggiorni, e per le tragedie della sua vita. Notevole è la produzione dei paesaggi carsici
che lui frequentemente ricordava e dove, pur non presente, aleggia la tragedia della guerra.
Nacque a Cerzeto il 1937, laureato in Lettere Moderne con il massimo dei voti. Come Tesi
di laurea elaborò un lavoro di ricerca storica sulla partecipazione degli italo-albanesi ai
movimenti culturali e politici del Risorgimento in Calabria. Rappresenta una delle figure più
insigni e poliedriche della storia contemporanea di Cerzeto. Viene ricordato come una persona
semplice ma di grande elevazione culturale, con grande spirito di creatività e ingegno,
profondamente legato al suo paese e ai suoi compaesani, vicino ai problemi di tutti; pronto
sempre a risolvere con ottimismo qualunque tipo di vicissitudine, amava intrattenersi con i
giovani e meno, discorrendo con tutti con disponibilità e umiltà. Purtroppo è venuto a mancare
improvvisamente nel marzo 2004.
Le sue aree di interesse culturale sono state molteplici, principalmente volte al settore della
scienza dell'informazione e della comunicazione, dell'innovazione dei sistemi di istruzione
superiore, della didattica multimediale e della teledidattica. Ha pubblicato i sui scritti in
volumi e riviste scientifiche nazionali e internazionali.
Inoltre ha dato grande contributo per la tutela e la valorizzazione della lingua, della cultura e
delle tradizioni italo-albanesi sia nel territorio di Cerzeto che fuori, arrivando fino a Bruxelles
con una rappresentanza di sindaci Arberesh.
Ideatore, promotore e primo segretario dell'UCIA - Unione delle Comunità Italo-Albanesi.
Socio fondatore dell'Associazione Culturale Insieme - Bashkë di Cerzeto, autore di una raccolta
di poesie in Arbëresh ancora inedite.
Nato il 2 maggio 1947. Studiò nelle migliori scuole cosentine. Si trasferì a Firenze dove ha
conseguito il diploma di scultura presso l'Accademia di Belle Arti. Dopo una breve esperienza
nella stessa Accademia fiorentina, è ritornato a Cerzeto dove ha aperto il suo studio.
Apprezzato pittore e scultore, le sue opere sono esposte nelle più importanti gallerie d'Italia,
riscuotendo notevole successo di pubblico e di critica e molte sue sculture abbelliscono
numerose piazze. Docente di discipline plastiche presso l'Istituto d'Arte di Cetraro, vive ed opera
a Cerzeto.
Nacque a San Giacomo di Cerzeto. Studiò la cultura orale degli albanesi di Calabria, raccolse
numerosi canti popolari e fu autore dell'opera "Canzoni guerriere di donne albanesi" (Napoli
1837) nella quale, all'uso dei rapsodi greci, raccontò le gesta degli eroi classici e moderni,
protagonisti dei canti di guerra che le donne, attorno al focolare, intonavano aspettando il loro
ritorno.
Nacque a San Giacomo di Cerzeto nel 1931. Dopo aver conseguito la Licenza elementare,
sospese per alcuni anni lo studio, dandosi, per necessità familiari, alla pastorizia. All'eta di 18
anni riprese gli studi, conseguendo in poco tempo il Diploma Magistrale.
Divenuto insegnante elementare lottò contro l'analfabetismo, per un processo di crescita
democratica e sociale.
A tale scopo istituì il Centro di Cultura Popolare, per l'acculturamento degli adulti meno
fortunati. Cominciò una lunga collaborazione con Istituti Nazionali ed Esteri,
diventando punto di riferimento internazionale negli studi di albanologia e nell'educazione
scolastica nelle comunità arbëresh. Trovò e studiò alcuni manoscritti inediti del letterato
ottocentesco arbëresh Francesco Antonio Santori, prete di San Giacomo.
Fu segretario del L.E.P. (Laboratorio di Educazione Permanente), ricoprì anche la carica di
segretario generale dell'I.S.P.R.E. (Istituto per lo Sviluppo della Programmazione e della Ricerca
Educativa). Nel 1976 fu chiamato a far parte di una équipe di pedagoghi presso il Dipartimento
di Scienze dell'Educazione dell'Università della Calabria. Fu stimato poeta in lingua albanese.
Pubblicò tre raccolte di poesie, alcuni studi albanologici ed altri sulla didattica per
l'insegnamento delle scuole elementari delle comunità arbëresh. L'Accademia delle Scienze
d'Albania gli ha reso omaggio pubblicando una selezione delle sue più importanti opere poetiche.
Molti altri lavori sono rimasti, fino ad oggi, inediti. Un improvviso male incurabile lo portò alla
morte in brevissimo tempo. Si è spento a Cosenza il 20 giugno 1982